“Marzo Donna 2026” è la rassegna che anche quest’anno porta fino ad aprile oltre 100 appuntamenti spalmati sul territorio comunale veneziano. L’iniziativa è da sempre promossa con sensibilità ed attenzione dalla Presidente del Consiglio comunale, dottoressa Ermelinda Damiano, in collaborazione con le Municipalità e numerose associazioni e istituzioni culturali. Il grande cartellone ha visto anche, presso la sala consigliare del Municipio di Mestre, la presentazione de il volume “Le Donne di Cortina 1956”, edito da Minerva e scritto da Antonella Stelitano e Adriana Balzarini.
Un omaggio alle donne di Cortina

Il libro propone un racconto inedito dei Giochi Olimpici invernali di Cortina del 1956, mettendo al centro le storie delle donne, che con ruoli differenti, parteciparono a quell’evento storico. Una presenza sicuramente non forte, non numeri elevati, ma significativa, che non riguardò solo le atlete.
Edel Muzzati portavoce

L’evento è stato promosso da Giuliamaria Dotto Pagnossin di Congress Studio Venezia International, esperta di comunicazione, con accanto la neo eletta Presidente del Panathlon International Club Mestre, nonché Presidente provinciale della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI),l’avvocato Marta De Manincor. A portare la voce delle imprese e delle imprenditrici del CNA, la presidente della sezione Impresa Donna della provincia di Venezia, Ilaria Edel Muzzati, attiva nel settore del coworking. Presente una delegazione del Panathlon Mestre, e alcune rappresentanti del Pink Fire Lilt Venezia.
Le dichiarazione della Damiano sull’iniziativa delle Donne di Cortina

Ha dichiarato la Damiano: “Iniziative come questa contribuiscono a valorizzare il ruolo delle donne nello sport, un ambito in cui permangono ancora differenze di visibilità e di riconoscimento economico. Un libro che ci ha accompagnato nei successi azzurri di Milano-Cortina 2026 e anche nel sin qui felice avvio per i nostri colori delle Paralimpiadi con le donne ancora protagoniste”.
Antonella Stelitano racconta il lavoro lungo e complesso lavoro con Adriana Balzarini per le ricerche nei giornali dell’epoca che riportavano ovviamente in particolare le imprese maschili, solo alla fine di un trafiletto si leggeva qualche informazioni relativa alla attività delle donne
L’esempio di Manuela Angeli

Si parla molto della copertina di una giovane pattinatrice, Manuela Angeli, ampezzana di nascita e figlia di albergatori noti della zona. Che gli permisero di sostenerla economicamente in uno sport allora molto costoso. La foto di copertina risale all’anno prima durante un allenamento press il lago di Misurina. Le donne che praticavano lo sport invernale non avevano sicuramente il comfort nell’abbigliamento come quello attuale, riuscirono all’ultimo ad avere le calze in nylon sennò sarebbero state in lana, come i vestiti cuciti ad arte, ma non elasticizzati.
La forza delle Donne

Donne resilienti che hanno avuto, a partire da quel momento, il modo di poter iniziare ad essere parte di un mondo difficile da penetrare. Parliamo di giovani ragazze appena sedicenni come anche la coetanea Alberta Vianello, mestrina, che fu in quella Olimpiade l’unica donna tedofora. Era una delle migliori pattinatrici a rotelle , tra 256 tedofori lei fu l’unica ragazza. Il suo tratto durò 5 minuti in un tratto tra Treviso e Mestre,
Franca Helg

Altra donna rilevante, che ha segnato una svolta nel mondo dello sport dal punto di vista della professione di architetto, tanto da vincere il compasso d’oro, fu Franca Helg a cui venne dato l’incarico di di abbellire la città di Cortina. E lo fa per la prima volta usando pittogrammi e facendo appendere i 5 cerchi per le foto.
Debora Compagnoni e la prefazione al libro le Donne di Cortina

Apprezzata dalle autrici la prefazione di Debora Compagnoni poiché mette in evidenza in questo volume un modo per valorizzare le pioniere dello sport femminile. Il libro racconta donne che parteciparono ai 1956 Winter Olympics non solo come atlete, ma anche come giornaliste, organizzatrici, giudici e professioniste. Molte di loro furono dimenticate dalla storia sportiva. La prefazione serve a riconoscere invece il loro contributo. La Compagnoni è un ponte tra generazioni di sportive, lei è una delle più grandi sciatrici e rappresenta una generazione molto più recente. Con la prefazione sottolinea che le opportunità per le atlete di oggi esistono grazie a quelle donne degli anni ’50. Un modo per celebrare e far conoscere le donne che aprirono la strada allo sport olimpico italiano. Molte delle quali erano quasi dimenticate, se non fosse stato per queste scrittrici che si sono appassionate a queste storie.
















































































