Nel 2011 la Federazione Basket lo aveva nominato nella “Hall of Fame”. Ovvero tra i migliori giocatori della pallacanestro italiana di sempre. Toni (a Venezia), Nane (a Milano), ovvero Gabriele Vianello all’anagrafe, è stato il miglior atleta della specialità.
Chi era Vianello

Nato a Mestre nel 1938, cresciuto al Lido, poi residente a Venezia, è mancato il 3 marzo scorso, prossimo a raggiungere gli 88 anni. Ai suoi funerali nella gremita chiesa di San Nicola dei Tolentini, oltre al sindaco Luigi Brugnaro, con la fascia tricolore, c’erano tutti gli atleti della vecchia Misericordia: Cedolini, Lessana, Gorghetto, Marsico, Guadagnino, De Rosas, Migliaccio, e altri, ovvero i cestisti che hanno fatto grande la pallacanestro veneziana negli anni ‘60-‘80, oltre al presidente della Umana Reyer, Federico Casarin.
Gli anni della Misericordia

Erano gli anni gloriosi, per noi ragazzini, dove in un edificio del ‘500 (opera rinascimentale di Jacopo Sansovino…), con appena 1200 spettatori appiccicati agli antichi affreschi, si rivaleggiava con le grandi potenze del basket italiano di Milano, Bologna, Varese. Per gli adolescenti, di due generazioni fa, andare alla Reyer era un momento imperdibile e indimenticabile.
Una Venezia che non esiste più

La Misericordia era un palazzetto così stretto che potevi toccare gli atleti con le mani. Nane Vianello, lo diciamo subito a scanso di equivoci e in tempo pre-elettorale, merita l’intitolazione del futuro palazzetto dello sport a Tessera. Decidete voi, candidati primi cittadini, o Palasport Nane Vianello, oppure Toni Vianello Palasport. Punto.
La carriera di Vianello

Gabriele, cresciuto nelle giovanili della Reyer, venne ceduto ventenne a Bologna, capitale sportiva del basket all’epoca, come brillante promessa (era alto 1,92, ovvero un’ala alta per quei tempi). Aveva uno straordinario e preciso tiro mancino da fuori area. Nel campionato 1962-63, quando non esisteva ancora il tiro da tre, fece 67 punti con il Simmenthal Milano, città dove le 1966 vinse la Coppa Campioni. Fece 127 presenze in Nazionale per un totale di oltre mille punti segnati. Dopo Bologna e Varese, giunto poco più che ventiquattrenne a Milano, alla gloriosa Simmenthal, in cinque anni, vinse 4 scudetti, oltre alla Coppa campioni, a Parigi, contro il Real Madrid. Nel campionato 1966 fu capo-cannoniere assoluto con una media di 21 punti a partita. Partecipò a tre Olimpiadi: Roma 1960, Tokyo 1964, Messico 1968. I prof americani del basket dissero, in tempi non sospetti, che era l’unico italiano che poteva essere un campione NBA, titolare anche in America.
Vianello dal parquet alla scuola

Smise di giocare nel 1974 e divenne insegnante di ginnastica, alla scuola media Morosini di Venezia e poi al Liceo Marco Polo. Tutti gli ex studenti, ora anzianotti, lo ricordano con tanto affetto. Toni, chiamato così in famiglia da piccolo, Nane, a Milano, per via del film con Alberto Sordi con il famoso protagonista gondoliere, ma Gabriele all’anagrafe comunale, era molto riservato e un po’ timido. Mai contestato un arbitro, mai simulato nel contrasto di gioco (Bastoni impara…), sempre altruista e pronto verso i nuovi arrivati in panchina (con Giulio Geroli mitico allenatore alla Misericordia), Nane Vianello era e resta un mito dello sport.
I miei ricordi

In questi anni mi soffermavo spesso a chiacchierare con lui nelle panchine di campo S.Margherita a Venezia. Era triste e solo. Mi diceva che gli appuntamenti ufficiali con i vecchi compagni del basket, lo intristivano un po’. Intitolare a lui il nuovo palazzetto, aspetta al prossimo futuro sindaco di Venezia…Nane o Toni, decidete voi.

















































































Ciao Mauri, condivido appieno l’idea, mi sembrerebbe un doveroso contributo ad atleta di statura internazionale. Si narra che per avere un tiro dalla lunga distanza, suo padre gli avesse fatto fare un canestro di due centimetri più largo del pallone da basket e che lui dovesse fare non so quanti canestri consecutivi prima di poter andare a casa