Enzo Ferrari lo chiamava l”ingegnere”. “Forse in campo ero bravo nella lettura delle situazioni” ci racconta oggi. Anche lui è un prodotto della ricca all’epoca “Cantera” del Conegliano collegata all’Udinese. Se ne va da casa, da Zoppola poco distante da Pordenone a tredici anni, destinazione appunto la città del Prosecco. Primo provino per il Milan che aveva un settore giovanile a Vittorio Veneto. Nello stesso anno ulteriore provino per poi passare a Udine. Giorgio Papais, classe 1961, mediano con compiti di copertura, dotato di un potente tiro da fuori. Il suo esordio avviene in serie D a quindici anni, con Manuel Gerolin contro il Legnago.
Papais, provi a parlarci del suo esordio nella massima serie. A proposito lei aveva il non facile compito in quei tempi di fermare i numeri 10. Responsabilità non da poco…

“Ho fatto tutta la trafila a Udine. Esordio in serie A Udinese nel 1980 contro la Viola. Finisce a reti bianche, mi fecero marcare Giancarlo Antognoni. Non mi sono divertito molto, in sostanza ha giocato poco anche lui”.
Si resta al Nord. Trasferimento a Monza….

“L’anno successivo subii una lussazione al malleolo. In Brianza trovai come vice presidente Adriano Galliani e direttore sportivo Ariedo Braida. Giocai soprattutto nel ruolo di centrocampista di destra”.
A proposito di numeri 10 o calciatori difficili da marcare ha qualche ricordo? Magari il più ostico
“Il più difficile da marcare è stato senza dubbio Aaron Winter: tecnicamente non era Maradona, ma veloce, rapido e dotato di una notevole forza fisica. Forse non ero in gran giornata. Però sapeva fare di tutto, non aveva il dribbling stretto”.
Solo Winter?
In Coppa Italia a San Siro mi toccò Michel Platini, lo marcai a uomo. Ma quando aveva palla lui correvi a vuoto perché la smistava benissimo. Cercavi di limitare al massimo quello che doveva fare”.
Papais, ritorno in Friuli Venezia Giulia, sponda Trieste. Quindi un lustro a Piacenza, anni importantissimi per lei

“Sono stati cinque anni meravigliosi. Arrivai che eravamo in serie C. In cinque anni tre promozioni, tutti con Gigi Cagni. Mi sono trovato benissimo nella città. Abitavo a San Nicolò a Trebbia e sapete chi accompagnavo qualche volta nel campo di allenamento?
Ce lo dica…

“Pippo Inzaghi. Si allenava e si impegnava al massimo, amava il calcio. Veniva marcato da Stefano Maccoppi un autentico mastino, eppure Pippo segnava. Migliorava sempre e aveva delle qualità tutte sue. Il fratello Simone l’ho avuto a Novara più forte tecnicamente, ma meno determinato di Filippo”.
Provi a raccontarci qualcuno dei suoi allenatori. Magari quelli che le hanno lasciato qualcosa di importante….

“A Conegliano ho avuto la fortuna di avere un grande allenatore come Gino Costenaro. Veniva a fare allenamento in bicicletta, a livello tecnico ci ha migliorati tutti. Oggi al settore giovanile sarebbe cacciato dopo dieci giorni. Ma lui a 67 anni insegnava tecnica, in mezzo al cerchio del campo e palleggiava con noi. Di questi allenatori ne servirebbero a valanga ma non ce ne sono più. Oggi vedo allenatori con libri e computer, ma non migliorano i ragazzini”.
Qui siamo agli inizi….e dopo?

“Enzo Ferrari uomo pratico lasciava molto al singolo, nell’allenamento era l’allenatore fuori dal campo persona squisita. A livello tattico ai tempi era innovativo. Dopo di lui metto Gigi Cagni. Era un “cane”, lasciatemelo dire e ha avuto la fortuna di trovare un gruppo di giocatori costruita dal ds Gianpiero Marchetti, che lo ha seguito. Allenamenti quasi impossibili, in preparazione nove km di corsa, ritorno distrutti in albergo e dopo cena altri tre km di passeggiata per digerire. A fine ritiro un massacro; eravamo cadaveri. Avevamo una intensità negli allenamenti incredibile. Lo abbiamo seguito in tutto e i risultati sono arrivati. Però una volta ci offrì un gelato ma i gusto li scelse lui.”.
Papais, il più forte con cui hai giocato? Per piacere non ci parli di Franco Causio o Zico …sappiamo già tutto
“Ivica Surjak, fortissimo. Era uno zingaro nel senso buono, velocità con la palla incredibile. Calciava di sinistro e beccava la traversa poi si sono accorti che le traverse a Udine erano più basse. Quindi Totò De Vitis, a Piacenza era reduce da un infortunio. All’inizio era macchinoso, ma che bell’attaccante. Un bravo insegnante per Pippo Inzaghi, sicuramente gli ha lasciato qualcosa”.
C’è un Papais oggi in giro?

“Penso ce ne siano tanti. Oggi guardo solo spezzoni di partite. Tecnicamente non ero male calciavo da 40 metri e leggevo bene le situazioni. Ferrari mi paragonava ad un calciatore tedesco, un centrocampista ora non ricordo il nome. A livello tattico ero bravo”.
Per più di quindici anni è passato dal campo alla panchina. Ha allenato anche le Giovanili del Piacenza. Poi ha smesso, ma di recente qualcosa si è mosso…
“Dopo Pasiano non ho più allenato. C’è più presunzione nei dilettanti che nei professionisti. Due mesi fa ero al bar Cevraia a Castions, mi ferma un componente della squadra locale il Castions che milita in seconda categoria. Mi chiama il presidente Gustavo Bomben e chiede la mia disponibilità. La vita è davvero strana. Da bambino sono partito da Castions, e chissà …finirò a Castions”.
















































































