Calcio in lutto. E’ morto Rino Marchesi, per quarant’anni è stato legato al mondo del pallone prima in campo e poi in panchina. Nativo di San Giuliano Milanese a quindici chilometri da Milano, è stato un giocatore di classe, uomo colto e simpatico, l’unico ad aver allenato due dei fuoriclasse degli anni ‘80, Diego Armando Maradona e Michel Platini. Mezzala elegante, testa alta, buona visione e corsa ebbe gli anni migliori dal 1960 al 1966 in maglia Viola dove riuscì a vincere due Coppe Italia e una Coppa delle Coppe (primo trofeo europeo conseguito da una squadra italiana).
Marchesi e la Fiorentina
Visse gli anni migliori nella Fiorentina, poi passerà per un lustro alla Lazio e chiuderà la carriera a Prato. Per due volte indosserà la casacca azzurra. Calciava molto bene i rigori di piatto. Perfetto ed implacabile in una partita di Coppa Italia dal dischetto ne segnò sei alla Juve: all’epoca li poteva tirare uno solo. Appese le scarpe al chiodo frequenta il Supercorso di Coverciano e ne esce a pieni voti.
Marchesi allenatore

Nel 1973 inizia ad allenare, in serie A ci arriverà nel 1979 con l’Avellino. Quindi il grande salto l’anno dopo a Napoli dove sfiorerà lo scudetto con una squadra non proprio accreditata a competere per il tricolore. Nella sua carriera ha avuto la sfortuna di arrivare nelle grandi squadre del nord nei momenti diciamo pure sbagliati. All’Inter nel 1982 quando nella squadra nerazzurra c’erano le incomprensioni tra due centrocampisti dalla tecnica sopraffina ma “incompatibili”. Stiamo parlando di Evaristo Beccalossi e Hansi Muller, quest’ultimo arrivato dalla Germania con un ginocchio a pezzi e con uno spogliatoio dove l’atmosfera era incandescente.
Mister tra tanti campioni
In nerazzurro comunque lasciò un importante segno: trasformò il focoso Salvatore Bagni da ala destra in uno dei mediani più forti dell’epoca tanto che il ragazzo di Correggio quattro anni dopo sarà determinante nella vittoria del primo scudetto partenopeo. Alla Juve nel 1987 invece trovò una squadra dalla pancia piena di trionfi e con più di qualche campione ormai sul viale del tramonto. Nel suo secondo ritorno a Napoli nell’estate del 1984 fu il primo ad allenare il Pibe de Oro. Fece molto bene in provincia, a Como, Udine e Avellino. Terminò la carriera alla Spal e a Lecce. Ha allenato numerosi campioni di quel periodo, tanto che disse: “Dovevate vedere come si allenavano Krol, Bergomi, Altobelli, Cabrini, Bagni e Scirea. Bello averli tutti”.
Albertosi ricorda Marchesi

A ricordare Marchesi quattro ex calciatori, uno dei quali lo ha avuto come compagno di squadra, gli altri come mister. Non ha bisogno di presentazioni Enrico “Ricky” Albertosi, vice campione del mondo con la nazionale azzurra ai campionati mondiali messicani del 1970. Albertosi con Marchesi visse anni di successi a Firenze. “Una persona eccezionale, giocatore intelligente, mai si incavolava. Ce ne volevano di più come lui”. L’ex estremo difensore ha un ricordo particolare: “Calciava i rigori aspettando che il portiere si muovesse. Non tirava forte ma di piatto me ne ricordo uno in particolare in un incontro giocato a Udine”.
Luciano Favero

C’è chi lo ha avuto a Torino sponda bianconera come il difensore Luciano Favero. “Mai ho avuto grandi problemi con i miei allenatori. Ma per me lui è stato uno dei migliori. Parlava pochissimo ma ti dava importanti insegnamenti. Mi spiace molto, lui e Trap avevano inoltre un grande carisma”.
Da un portiere ad un altro portiere

Ivano Bordon è stato allenato da Marchesi all’Inter per un anno. Ma non lo ha dimenticato: “Persona semplice, simpatico e uomo retto. Negli allenamenti ti lasciava spazio, è stato per me uno dei migliori allenatori che ho avuto. Era bravo anche il suo vice Alberto Delfrati che allenava i portieri”.
Dal Fiume e il suo rapporto con Marchesi

Dopo due portieri ed un difensore anche un centrocampista, Paolo Dal Fiume, che ebbe il compianto allenatore a Napoli. “Ricordo stupendo di lui. Mai alzava la voce, trattava tutti bene, non aggrediva verbalmente le persone. Sapeva caricarti quando giocavi bene”. Sembra però ci sia stata qualche arrabbiatura. Nulla a che vedere con il calcio. Dal Fiume ride e racconta: “lo accompagnavo con la mia Fiat 500 al campo di allenamento a Soccavo. Non penso avesse la patente di guida. Con il sigaro acceso mi riempiva l’auto di quell’odore che non sopportavo…..Mi faceva un po’ incazz…” E ride ancora ricordando quel mister definito non a caso un signore
















































































